Quando lo raccontano sembra che tutto sia finito all’improvviso, tanto che – ci dicono,
alcuni, ad uscire con il volto scoperto,
si sentivano nudi e grotteschi.
Si vergognavano.
Poi però, sentendo l’aria insinuarsi libera nelle narici
si eccitavano come falene impazzite intorno alla luce elettrica
iniziavano a giocare con le labbra, aggrottavano le sopracciglia, roteavano gli occhi e scoprivano i denti.
A guardarli potevano mettere paura,
ma per i più era il risveglio di qualcosa dimenticato da troppo tempo
e quei visi esposti, quelle espressioni eccessive,
attraevano con forza brutale.
Così, agli angoli delle strade si notavano spesso pomiciatori occasionali, divoratori di salive e morbidi risucchiatori di nasi in estasi.

Allo stesso modo, poteva capitare
in fila al supermercato
che una mano si avvicinasse a un frammento di pelle scoperta o al pusare di una vena
e tutta la fila, di colpo, si appiccicava in unico corpo
che frugava tra i vestiti leggeri.

Per le strade era tutto un cozzarsi addosso
un ribaltarsi, afferrarsi, strusciarsi
tra passante e passante
tra la signora affacciata alla porta di casa e il fattorino.

“Eravamo abituati alle distanze, e adesso ci trovavamo a braccetto con una sconosciuta, o a palpare un impiegato o a succhiare un fattorino che a sua volta ci accarezzava i capelli, rapito.”

 Polpacci, gomiti, stinchi, costole
avevano la stessa sensualità di seni e sederi
e si sentivano complimenti come:

Che bel mignolo! E che lobo perfetto! Che ginocchio dolcemente appuntito!

Nessun corpo era troppo grosso, vecchio, secco, squamato o mutilato per essere scoperto
abbracciato
desiderato.

Si giocò a twister per le strade, si ballò il tuca tuca e giocò a nascondino
emozionati fino agli svenimenti nel ritrovare il compagno in mezzo ai cespugli
o sopra gli alberi.

Si racconta, soprattutto, che l’intera città si svegliò insieme nella piazza centrale.
Dormivano tutti sulle spalle del vicino,
con il piede sulla macellaia e in faccia la mano del dog-sitter.
Per disarticolare quell’ammasso di corpi fu chiamata la protezione civile
ma anche loro si buttarono in quella piscina di braccia e pance.

Si racconta che l’aria era così piena di risa che tornarono anche gli animali
per partecipare a tutta quella gioia
arrivarono i cani, le galline, le mucche
che nessuno vedeva da tempo
e il cielo si coprì di api e rondini
anche se tutti avevano creduto che non esistessero più.

Dicono quindi
e lo giurano con gli occhi brillanti
che fu in quell’alba di muggiti e zanzare

non sai quanto ci erano mancate le zanzare!

che nacque quello che oggi conosciamo come nostro mondo.

E dicono sempre nacque e mai
RI-nacque perché,
e qui si fermano, in modo che tu possa ascoltare con tutta la tua attenzione,
quello che abbiamo oggi
fortunatamente
non ha niente a che vedere con quello che conoscevano loro.

Fortunatamente, ripetono.