Lo scarto

Lo Scarto è ciò che viene buttato via perché non serve a niente.

Non serve, soprattutto, a far andare avanti l’enorme macchina del sistema produttivo.
Non si può vendere, perché è così aggrovigliato che non si capisce proprio come potergli dare un prezzo e non esistono misure per poterlo quantificare.
È un pezzetto di emozioni e passioni che ancora resistono alla grande corsa del Bisogna Fare.
Resiste nel suo non essere brillante, luccicoso e appetibile, nel suo essere attaccato più al cuore che al mercato.

Scegliere di stare dalla parte della mela ammaccata,
del calzino spaiato,
del difetto di fabbrica
equivale a stare davanti allo stereo col volume sparato ad urlare canzoni preadolescenziali,
fumare un’altra sigaretta per allungare il racconto,
tornare a casa presto per finire il romanzo
o scrivere in un angolo le parole che ti sono appena venute in mente.

Significa stare dalla parte di tutti coloro che decidono di abbracciare l’arte,
che continuano a scrivere, dipingere e parlare con gli altri
di chi continua a guardarsi intorno con curiosità
di chi non riesce più a stare zitto
di chi esce dalla fila.

Dalla parte di tutti coloro che scelgono strade impervie perché vogliono godersi il panorama
e quando li troveremo fermi di fronte a un arbusto
e non di fronte al cielo stellato
e chiederemo il perché
sapranno soltanto risponderci:

Perché è così immensamente bello.

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