Viaggio con una cerva, un cane, un cinghiale e un lupo
mi chiamano Artemide ma ho avuto tanti nomi attraverso il bosco,
tanti me li hanno sussurrati le piante
altri me li ringhiò il cane
alcuni me ne urlarono gli uomini per strada.
Porto la veste corta e ho le cosce che ballano
Non ho casa, mangio quello che trovo e non ho mai avuto voglia di sesso
le mie amiche ridono quando lo dico
e io gli sputo in faccia.
Dormo con un cane, un cervo, un lupo e un cinghiale
e questo mi basta.
Ho quindici anni e non divento grande da anni, perché non ne ho voglia
caccio i conigli e i passerotti come aperitivo
faccio ridere le ninfe che mi trovano bella e mi offrono massaggi alla schiena
io resto con loro ma me ne vado quando iniziano a gemere
torno nel bosco e continuo a camminare.

Una volta ho avuto un’amica
era una donna strana, veniva nel bosco ma non sapeva viverci
ed era la donna più rotonda che avessi mai visto
vide il cane e gridò, vide il cervo e gridò, vide il cinghiale e gridò
e quando arrivò lupo aveva già perso i sensi.
Rimasi accanto a lei intanto che si riprendeva
gli parlai delle corse di cane e dei salti di cervo
e chiesi a lupo di accucciarsi accanto ai nostri piedi
e a cinghiale di farsi un giro da solo, perché è davvero difficile trovare un modo
per far stare simpatico un cinghiale.
Lei si teneva la pancia con le mani
e io gli dissi che poteva lasciarla, che non andava da nessuna parte.
Lei scoppiò a ridere e mi disse che si chiamava Cloe
io le dissi che mi chiamo Artemide e che sono la dea della luna e dei viaggianti
e certi giorni anche di altre cose, ma adesso era il momento di stare con lei.
Cloe aveva la pelle scura e le mammelle grosse come una mucca
ma non fu contenta quando glielo dissi,
quella notte ho dormito sul suo petto muccoso
e io la amavo
e glielo dissi
e lei rise di nuovo.
Ho pensato che poteva iniziare una grande storia d’amore così.

Solo che la mattina dopo Cloe voleva tornare in città
io le spiegai che semmai dovevo essere io ad andarmene
perché io sono la dea e lei una donna rotonda.
Lei rise ancora e se ne andò con tutte le sue rotondità verso la strada,
all’inizio sbagliò pure direzione
e io non sapevo se dirglielo
perché ero molto arrabbiata con lei
che prima si era fatta amare e poi se ne andava
ridendo così come era iniziata.
Ma alla fine mi dispiaceva saperla sperduta nel bosco
e gli dissi di tornare indietro e di girare dove iniziavano le querce
e visto che non sembrava capire le dovetti spiegare pure cos’erano le querce.
Cloe non sembrava triste del fatto di saper come riconoscerle o come trovare la via di casa
era contenta
e allora diventavo contenta anche io
e le andai dietro con lupo, cane, cervo e anche cinghiale
che era tornato imbronciato dal suo giro da solo.

Che cosa vorresti più di ogni altra cosa, Cloe? Che regalo potrebbe farti una giovane dea del bosco come me?
Mi aspettavo mi chiedesse una casa più grande, un marito più ricco
è più o meno la risposta che mi danno tutte, e dico tutte perché con gli uomini non ci parlo
mai parlato, mai sentita la mancanza.
È che mi fa male la pancia
mi disse.
Benissimo, se vuoi te la tolgo
E lei rise di nuovo:
No, ma magari potresti trovare qualcosa per alleviare i dolori del ciclo o per renderlo più regolare, così da potermi preparare meglio per… per tutte le cose sai.
Non sapevo, io conoscevo il bosco, conoscevo cane e lupo e cinghiale e cervo
ma non questo ciclo.
E Cloe me lo raccontò. Mi disse della marea che aveva dentro il suo corpo
dei pianti improvvisi, del sangue che da ragazzina le era sceso lungo le gambe
di una donna, mi disse, che lo aveva trovato bellissimo
di quando si sentiva piena come una pesca e di quando correva fuori dal letto
con il sangue che la seguiva, dei crampi allo stomaco
del mal di testa, della scomodità di alcuni assorbenti, panni lavabili, coppette dentro
Ma dentro dove?
Dentro lì.
Io l’ho guardata sgranando gli occhi
Ma è una cosa terribile
No, piccola mia, è una cosa meravigliosa. Ogni mese ritorni, rinasci e ti crei, ogni mese ti perdi e ritrovi. E quando i tuoi ovuli saranno nel momento migliore brillerai come un astro nel cielo
Come la luna?
Come la luna e molto di più.

Allora strappai una pianta che avevo vicino, era una pianta comune
così Cloe l’avrebbe trovata facilmente
e le dissi che da quel momento in avanti
la pianta l’avrebbe aiutata a sentire meno le onde del suo ciclo
e di più la dolce marea, l’avrebbe aiutata coi flussi
e le regolarità del suo mare.
E lei rise e io pure
Si chiama Artemisia, come me – più o meno, così non ti dimentichi
Non ti dimenticherei, piccola dea

 E mentre se ne andava e lasciava me dietro
a guardare il suo culo ballonzolare nel bosco
e i suoi piedi inciampare più volte
ho pensato che era stata una grande storia d’amore
e una grande dormita sul suo petto mucchesco
e, per la prima volta, ho pensato che volevo proprio scoprire
cosa si provava a diventare donna
e qualcosa, in qualche angolo del mio corpo, iniziò a muoversi
e a gocciolare.

 

 

Questo racconto farà parte di un progetto a cui tengo moltissimo e che credo sia uno dei più bei fiori sbocciati in quarantena: un nutrito e intrigante gruppetto di amiche, scrittrici, ricercatrici, amanti delle piante e stampatori professionissionti (officina piranha, ne sentirete presto parlare) si sono uniti per creare alcune fanzine autoprodotte. Ne sono uscite due splendide riviste, una sull’autoesplorazione femminile (tratta da un laboratorio di Klau Chince gynepunk) e l’altra che è un erbario antipatriarcale (di cui questo racconto farà parte).
Entrambe sono adesso in vendita in edizione limitatissima a dieci euro (con possibilità di consegna fuori Torino), il ricavato andrà ad alcuni importanti progetti,  trovate tutte le informazioni sulla pagina Facebook di Isabel Farina (la grande organizzatrice del tutto) Inside the body, ma potete anche chiedere informazioni qui. 

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