Un laboratorio di ginecologia punk
in un pomeriggio di pioggia
la domenica.

Già solo l’energia di corpi di donna
e l’intimità sconosciuta
l’ascolto profondo
e i tappeti sotto il culo;
già solo Klau che sembra un folletto
truccata da cattivo
che quando sorride è così piena
da farti sentire a casa
da farti sentire che si può dire tutto
anche il dolore che non ricordavi di avere.

Ho pensato molto a cosa scrivere oggi,
perché in poco tempo
mi sono arrivate addosso, mi hanno attraversato
informazioni-storie-emozioni-dolori
tanto quasi da stordirmi.

L’esplorazione del proprio corpo, della propria intimità
la storia della ginecologia
(che è una sequela di violenze, abusi, soprusi, assassinii
che ancora gravano sulla nostra pelle)
la lotta che passa attraverso un sistema di auto-cura, di condivisione,
di auto-produzione
di rapporti e conoscenze tramandate di corpo in corpo
da storia in storia

tutto
andrebbe raccontato

e Klau
e con lei tutte le persone che condividono la sua lotta
lo fanno con passione e rabbia
ma anche con proposte luminose
e scambi profondi
tanto da illuminare sentieri bui e scuri
dove molte di noi sono state
e vengono tutt’ora
ferite.

Io ho iniziato a provare le vertigini da subito
dalla prima parte del pomeriggio
in cui donne ragazze
hanno iniziato a raccontarsi proprie esperienze mediche.

Senza dire l’intimità di nessuna
che l’intimità è stata regalata al cerchio
vorrei solo condividere la violenza
che i nostri corpi
e i nostri cuori
devono spesso attraversare in campo medico

I soprusi hanno sfumature e profondità diverse
ma tutti sono incastrati nelle nostre storie
dentro un sistema che non permette mai il nostro riconoscimento
la nostra partecipazione
e che è spesso accompagnato da autorità
fredde
se non giudicanti
o violente.

La sensazione di straniamento
di sconcerto
di rabbia ingoiata
di dolore non accolto
di insensibilità
incomprensione
segretezza – queste cose non si dicono
imbarazzo

vulnerabilità
profonda

fanno parte del nostro vissuto di donne
ragazze
e bambine
nel mondo.

Cresciamo
convinte
che quello che ci è successo
che ci sta succedendo
infondo non sia così grave
nascondiamo ferite
non pensiamo neanche di averle
ci ricordiamo tutto d’un tratto di quella domanda che ci ha lasciate sgomente
di quella foto, di quello sguardo
che ci ha chiuso la pancia.
Accorgersi del nostro dolore
e ancora una volta
della violenza sistemica
strutturale
in cui siamo costrette a camminare
è un passo difficile
e credo si possa fare
solo accanto a fortunati incontri
ad amiche preziose
letture, storie
racconti
rari

perché se la violenza è strutturale
la violenza è nascosta
normalizzata
fa parte del gesto con cui portiamo il cibo alla bocca
nascondiamo la mano con l’assorbente
ci diciamo che è solo sindrome premestruale
non capiamo
dimentichiamo il nostro corpo
e affidiamo ad altri
ad altri sconosciuti-freddi
il compito di sapere
il tutto
della nostra salute.

Ci hanno insegnato così
ce lo hanno insegnato
insieme a una bambola
e a un libro di scuola.

Oggi, la condivisione
è stato un terriccio in cui iniziare a scavare
con l’aiuto di mani amiche
e preziose
che insieme
cercano e si domandano.
Una partenza che spero continui
per strade diverse
ma sempre ricche
e preziose.

(i libri possono essere riscritti
e alle bambole puoi sempre rasare i capelli
– punk)

 

 

Grazie a Kalu Chinche (che trovate su tutti i social e su numerossissime pagine web)
metto qui alcuni link: dove trovate la storia della ginecologia (serve un po’ di spagnolo): Anarchagland
o su facebook: gynepunk 
e infine video youtube: Autodefense Gynecology

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