L’aggressività è la capacità di riconoscere e proteggere il proprio progetto di vita.
A lungo, ci hanno detto che le donne non hanno istinto aggressivo.

Possiamo osservarci e cercare le risposte dei nostri disagi scavando nella nostra storia familiare. Troveremo sicuramente echi e spiegazioni di molti dei nostri comportamenti e ci potremmo anche convincere che il nostro sia un destino del tutto personale.
Marina Valcarenghi, invece, ci porta un altro punto di vista che va al di là del singolo per incontrare la storia collettiva. C’è qualcosa che noi donne ci portiamo dietro e che tendiamo a ripetere, ferite che si passano non solo da madre in figlia ma da intere generazioni e non solo per alcune donne ma per tutte, indistintamente.
La società continua a premere, la storia pure.

Per secoli il nostro istinto aggressivo è stato represso, buttato infondo ai nostri corpi. E’ stata repressa la nostra possibilità di scegliere cosa vogliamo. Così il nostro inconscio collettivo urla e sanguina e viene a galla attraverso comportamenti distruttivi o autodistruttivi.
La nostra liberazione parte dalla presa di coscienza che ci lega e ci ha legate, nessuna si libera da sola.

La storia ci ha imposto per secoli modi pacati e voci sottili, ha costretto bambine in vestiti graziosi per poi chiedere loro di non essere troppo esuberanti, di non sudare troppo, di non arrabbiarti che diventi brutta. Ci ha chiesto di mettere da parte sogni per coltivare quelli degli altri, ci ha spiegato che la nostra voce non ha valore, ci ha detto che eravamo inaffidabili a causa di “alcuni particolari giorni del mese”, ci ha spogliato i corpi per renderli oggetti di consumo e poi ha criminalizzato il nostro piacere. Ci ha imposto di restare in casa, curare il focolare, apprezzare il nostro compagno, lodarlo, incoraggiarlo e rassicurarlo.
Di fatto, ci hanno chiesto di non essere ed esistere solo nei confronti degli altri.

Le cose stanno sicuramente cambiando. Meravigliose donne hanno combattuto e combattono tutt’ora per abbattere le pareti che altri ci hanno stretto intorno e per abbattere il muro di uomini, e purtroppo anche donne, che le hanno giudicate e criminalizzate per le loro trasgressioni.
Abbiamo a disposizione più spazio per poter respirare
ma sarebbe ingenuo credere che l’oppressione sia finita.
Inoltre, anni di storia continuano a lottare dentro di noi e spesso continua a essere difficile difendersi. Il nostro istinto, per anni rannicchiato e represso, sta cercando di svegliarsi ma la sua liberazione non è né semplice né indolore. Agiscono ancora dentro di noi antichi divieti e insicurezze.

Marina Valcarenghi ci prende per mano, ci accompagna attraverso la nostra storia raccontandoci sogni e aneddoti che ci faranno infuocare il viso per quanto li sentiamo vicini. Ci mostra alcuni sintomi che lega alla repressione dell’aggressività (come il bisogno di compiacere, il non riuscire a pretendere ciò che ci spetta nelle relazioni o nel lavoro, una forma di iper-aggressività compensatoria negli ambiti in cui possiamo esercitare autorità, alcuni tipi di dipendenze…), ci racconta di alcune particolarità del pensiero femminile che dovremmo proteggere, ci ricorda che non siamo sole. Marina è un’ottima compagna di viaggio, i suoi sono esempi pratici, la scrittura scorre,  i denti si serrano e sciolgono.

Il nostro istinto è stato a lungo accucciato nell’ombra, sommerso e nascosto e quello che ci aspetta non sarà un percorso facile ma fortunatamente non sarà un percorso individuale.
Abbiamo il compito di osservare la nostra storia, attraversare il dolore e l’angoscia che comporta il cambiamento e allungare mani pronte a stringersi.

Quando avrà sentito tutta la rabbia e il dolore per questa storia, allora sarà possibile cambiarla

 

 

Pensieri e riflessioni sul libro di Marina Valcarenghi, psicanalista di formazione junghiana, L’aggressività femminile edizioni Bruno Mondadori che potete acquistare cliccando
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